27/05/2005 - Cattura di Angelo Sacco, Bogogno (NO)

 

A Bogogno è il tramonto e davanti alla palazzina dove vivono i Sacco ci sono i cadaveri di due persone: un motociclista e un carabiniere, il primo a intervenire quandoCarabiniere controlla la situazione prima dell'arrivo del G.I.S. Angelo Sacco ha cominciato a sparare trasformando questo primo lunedì d’estate in un incubo. Del geometra Claudio Morsuillo non ci sono più notizie da ore: alle 22 lo danno per morto. Morto per una perizia sulla palazzina dei Sacco dopo che Angelo, 54 anni, il figlio di Irma, aveva visto fallire la sua attività commerciale.

 

Alle 24 Sacco è ancora asserragliato nel suo appartamento al secondo piano. È armato. «Tutte carabine e fucili regolarmente denunciati» spiega Pierenrico Burri, comandante della compagnia dei carabinieri di Arona. I suoi uomini hanno tentato una trattativa. «Ma Sacco non risponde né quando lo chiamiamo con il megafono né quando abbiamo provato con il suo cellulare». Le linee telefoniche della casa sono state staccate dall’interno. Mentre squadre di operai dell’Enel hanno interrotto l’erogazione del metano in tutto il paese, mille e cento abitanti, nella provincia piemontese. Si preparano gli operatori del Gis,La squadra del Gruppo intervento speciale arriva a Bogogno nel pomeriggio il Gruppo intervento speciale, le teste di cuoio dell’Arma. Tocca a loro, dopo che le forze dell’ordine hanno risposto al fuoco di Sacco nel pomeriggio, tentando di soccorrere i feriti, guardando i corpi di due uomini stesi sull’asfalto, senza sapere se erano morti o soltanto feriti. Senza potersi avvicinare per trascinarli via. Perché Angelo Sacco spara bene, è stato cacciatore, è il miglior tiratore di Bogogno, ex presidente della sezione locale di Federcaccia. Da quando ha cominciato a tirare, oltre ai morti, ci sono nove feriti. Passanti che hanno attraversato la strada al momento sbagliato e uomini delle forze dell’ordine. Un elicottero ha trasportato la vittima in condizioni più gravi al reparto di rianimazione dell’ospedale di Novara. Altre persone sono state curate a Borgomanero. Nella palazzina, al piano terra, livello della strada, c’è la madre di Sacco. Al primo piano la sorella, Ilvia. Che è riuscita a parlare per telefono con i carabinieri. I preparativi in vista di una probabile incursioneÈ sposata con Gianni Marcari e madre di una figlia, Oriana, che non era in casa quando è cominciato l’inferno. Ai carabinieri Ilvia ha detto che sopra sentiva rumori. Forse suo fratello si stava barricando. Lei dovrebbe essere al sicuro, dicono i militari, perché gli appartamenti dei Sacco non sono comunicanti. La scala per arrivare alla casa di Angelo è esterna.

 

Cinque minuti dopo mezzanotte, scatta il blitz. Gli uomini del Gis circondano la villetta, i tecnici dell’Enel hanno finito il lavoro, il paese è al buio. L’intervento è rischioso: dentro la palazina ci sono civili, Sacco è un ottimo tiratore ed è palesemente instabile dal punto di vista psichico, molto lucido e determinato. Ma gli uomini del Gruppo Intervento Speciale sanno cosa fare, queste sono le situazioni per cui si addestrano, (e anche altre, molto piu rischiose) con uno spirito di sacrificio al di sopra di ogni media. Con l’oscurità i super-carabinieri fanno irruzione nella casa. E’ mezzanotte e 14 minuti. Si sentono due botti, sono le flash bang, le bombe accecanti e stordenti. Si sente anche un colpo secco, la carica esplosiva per far saltare la porta. Sacco è sul divano, immobile e disarmato, con addosso solo bermuda bianche. Sette secondi, solo sette secondi e gli uomini del GIS saturano l’ambiente, perquisendo con una rapidissima quanto accurata occhiata, ogni singolo ambiente dell’appartamento del cecchino. Poi un urlo dai carabinieri: «Fate luce». E tornano ad accendersi lampadine, riflettori e lampioni di Bogogno. Pochi minuti ancora e Sacco viene portato via, a sirene spiegate. In caserma solo una frase: «Perché l’ho fatto? Volevano portarmi via la casa».

 

Lo abbiamo preso vivo, senza spirito di vendetta Il comandante della squadra del Gruppo Intervento Speciale intervenuta a BogognoI nostri ordini erano di catturarlo vivo", ha dichiarato il Comandante della squadra del GIS "Tra l' esplosione per far saltare la porta d' ingresso e l' immobilizzazione del soggetto, l' operazione è durata non più di sette secondi. Sacco era seduto sul divano nella stanza d' ingresso. Con noi non ha parlato, non ne ha avuto il tempo. Era stordito, gli abbiamo soltanto detto: 'Siamo Carabinieri.' Non aveva armi vicino a lui, ma nella stanza a fianco ce n' erano parecchie". ''Quando i Carabinieri del G.I.S. hanno fatto irruzione nella sua casa - ha sottolineato il Generale Saverio Cotticelli, Comandante dei Carabineri del Piemonte e della Valle d' Aosta - Sacco si era già arreso. Il suo atteggiamento era quello tipico di chi non vuole morire. Lui ha ucciso e noi lo abbiamo preso vivo senza spirito di vendetta.''

  Gli effetti delle cariche esplosive sulle finestre.

 

 

 

 

 

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